Dentro il mio processo creativo

 


Viviamo in un momento storico in cui tutto sembra dover accadere velocemente.
Contenuti veloci, risultati veloci, trasformazioni immediate.
Anche il tatuaggio, negli ultimi anni, ha iniziato a subire questa pressione. Si cercano lavori sempre più rapidi, braccia complete in tempi record, progetti “chiusi” velocemente, immagini perfette da pubblicare subito online. Ma il problema è che il tatuaggio non nasce per essere veloce e soprattutto non nasce per essere consumato come contenuto. Per me il tatuaggio è ancora un processo artistico. E forse è proprio per questo che continuo a viverlo come una bottega d’arte contemporanea.
La parte più importante di un tatuaggio spesso è quella che nessuno vede. Nasce nel tempo passato a osservare, studiare, cancellare, rifare. Negli sketch sbagliati, nelle modifiche continue, nella ricerca di un equilibrio tra composizione, movimento e identità.
Disegnare, per me, non è una fase iniziale da superare, ma una parte fondamentale del mestiere. Per questo continuo a studiare, anche dopo anni. Continuo a cercare nuovi linguaggi, nuove forme, nuove soluzioni.
Perché credo che un artista non debba mai smettere di evolversi. Un artista non è uno stile, è una visione. Può cambiare tecnica, superficie, approccio, ma se sotto non esiste una ricerca reale, si vede subito.
Oggi sembra quasi passato il messaggio che basti saper usare un’applicazione, seguire una tendenza o replicare una reference per essere tatuatori. Ma il tatuaggio vive ancora di costruzione, linea, anatomia, composizione, flow. Vive della capacità di adattare un’immagine a un corpo reale. Vive del saper creare qualcosa che non funzioni solo in fotografia, ma anche sulla pelle, nel tempo. Studiare disegno non serve solo a “fare bei disegni”. Serve a capire lo spazio, il movimento del corpo e la struttura di un progetto. Per questo credo sia importante continuare a formarsi costantemente.
Continuare a sporcarsi le mani e a sperimentare. Perché il momento in cui un artista smette di studiare è spesso il momento in cui inizia a ripetersi.

Il problema della perfezione digitale

C’è un altro aspetto che oggi sta cambiando profondamente la percezione del tatuaggio: la perfezione artificiale. Linee corrette digitalmente, pelle modificata, colori alterati, contrasti esasperati. Il problema non è solo estetico, è che tutto questo sta creando standard irreali. Una linea sulla pelle non sarà mai identica a una linea su uno schermo e non dovrebbe esserlo.
La pelle è viva!
Si muove e respira!
Ed è proprio questa componente umana che rende il tatuaggio reale. Quando trasformiamo ogni lavoro in un rendering perfetto, rischiamo di perdere il contatto con la materia vera del nostro mestiere. Il tatuaggio non è un file su Procreate, non è una pelle finta e non è un’immagine generata per sembrare impeccabile.

Prima di essere velocità, performance o contenuto, il tatuaggio resta ancora un atto umano

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